L’EDUCAZIONE AI TEMPI DI GOLDRAKE.
Solo per dire,
visto che ho una certa età
e che mi è tornato in mente
(e alla mia età è meglio approfittare
degli ultimi sprazzi di memoria!),
che quand’ero piccolo
l’educazione era un’altra cosa.
Roba seria.
Una faccenda quotidiana.
Precisa.
Minuziosa.
Roba che spegnere il cellulare a cena,
non urlare in un vagone,
non parcheggiare su un marciapiedi
o, semplicemente, salutare quando
si entra o esce da un negozio
è banale a confronto.
Ecco, per dire,
ai miei tempi,
quando Goldrake si trovava davanti
un nemico inviato da Vega,
sullo schermo appariva
(in giapponese) il nome del mostro.
Anche tra un gigante di latta
dalle corna luminose
e un’ameba luccicante proveniente
dall’iperspazio
ci si presentava e salutava.
Poi partiva il maglio perforante
ed eran cazzi stellari.
Ma l’educazione restava intatta.
Ma chi è?...
Ma chi è?...
tà tà tà tà
Solo per dire,
visto che ho una certa età
e che mi è tornato in mente
(e alla mia età è meglio approfittare
degli ultimi sprazzi di memoria!),
che quand’ero piccolo
l’educazione era un’altra cosa.
Roba seria.
Una faccenda quotidiana.
Precisa.
Minuziosa.
Roba che spegnere il cellulare a cena,
non urlare in un vagone,
non parcheggiare su un marciapiedi
o, semplicemente, salutare quando
si entra o esce da un negozio
è banale a confronto.
Ecco, per dire,
ai miei tempi,
quando Goldrake si trovava davanti
un nemico inviato da Vega,
sullo schermo appariva
(in giapponese) il nome del mostro.
Anche tra un gigante di latta
dalle corna luminose
e un’ameba luccicante proveniente
dall’iperspazio
ci si presentava e salutava.
Poi partiva il maglio perforante
ed eran cazzi stellari.
Ma l’educazione restava intatta.
Ma chi è?...
Ma chi è?...
tà tà tà tà
