sabato, 17 novembre 2007
TEMPO SENZA TEMPO.

Mi segno appunti su piccoli foglietti.
Frasi brevi che dicono
cosa fare quando avrò il tempo per fare.
E poi quel tempo sembra non arrivare mai.
O, quando arriva, quasi di sorpresa,
sembra pentirsi e scappare dopo poco.

Mi riprometto e mi prometto.
Eppure le lancette tagliano i giorni
in spicchi precisi, senza un angolo vuoto,
un passo lento, una distrazione non programmata.

Ripongo troppe speranze
affidando ai weekend e alle vacanze
il ruolo di mettermi alla prova con
la sfida del tempo libero.
Ma le mille frenesie quotidiane e feriali
deragliano fino al weekend e lo ingombrano.

Resto così con quei vani progetti inerti
nelle mani indaffarate d'altro.
postato da: capitansqualo alle ore 23:24 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 14 novembre 2007
GLI AMICI A CASA SIAMO NOI
(ovvero: maniglie al contrario).

Sera che promette
pioggia sulla Milano indaffarata.
Il nuovo nome d
ell’artista che fu TTD negli anni ’80,
tutto lente movenze e voce scattante,
campeggia sul programma
della serata.
Due moto parcheggiano davanti al locale
e ne scendono quattro persone.

Storia comune di un lunedì sera.
Vista da lontano.
Poi ti avvicini e vedi che non c’è molto di comune.

L’enorme portone grigio del locale è chiuso.
Il concerto pare dover iniziare alle nove
e siamo arrivati con un’ora d’anticipo,
con l’idea in testa di entrare, scegliere i posti migliori
e trascorrere sessanta piacevoli minuti
in compagnia di chiacchiere, salumi e vino.

Ma la porta nel grande cancello
non dà segno di volersi aprire.
Prova uno, poi prova un altro.
Niente.

Fino a quando la ragazza
dai capelli scuri
ruota la maniglia al contrario.
Da sotto in su.
E la porta si apre.

Il tempo, da lì alla prima nota
di una chitarra poco accordata,
passa farcito di una serie di cose.
Di cibo cingalese e nozioni sull’ingera,
di rum d’annata e sedie vuote,
di lenti arrivi e pacato vociare.

Un tizio sul palco,
a un certo punto,
ci avvisa che manca mezzora
all’esibizione dell’uomo dalla treccine scure.
Ci comunica inoltre che, insieme al canto,
inizierà anche la diretta
su una nota emittente radiofonica.
E ci chiede, appena saremo on air,
di applaudire e dimostrare entusiasmo.
“Per gli amici che sono a casa”.
 
Così, dopo il concerto,
che si potrebbe definire più che altro
uno showcase,
ci troviamo a meditare sul fatto che
“per gli amici a casa” non è
nuova come esortazione.
E’ figlia della tv,
di alcuni concerti,
di molti spettacoli.
Di esecuzioni e intepretazioni
rivolte, per l’appunto,
più a chi le segue alla tv o alla radio,
che non a chi si è preso la briga di esserci.
Credo dipenda da una pura questione di numeri.

Un grande stadio contiene
90.000 persone,
la tv ne piazza davanti alla partita
milioni.
Una sala da concerto ne contiene
qualche migliaio,
uno schermo televisivo accontenta
chiunque voglia assistere.
Quella sera eravamo un centinaio o poco più,
ma di certo a casa, collegati via radio,
ce n’erano di più.
Eppure… si può davvero
vivere qualcosa da casa?

Verrebbe quasi da partire sull’onda
delle riflessioni e costruire
un ponte tra questo pensiero
e quello, in qualche strano modo simbiotico,
di chi presta molta attenzione a filmare
ogni evento della propria vita, scordandosi,
molto spesso,
di viverlo quell’evento.

Ma forse si potrebbe fare una riflessione
più semplice:
quasi sempre gli amici a casa siamo noi.
Chissà se stasera,
davanti a gente che cantava o recitava,
qualcuno ha pensato a noi?

Un pensiero per voi,
amici davanti al computer:
viviamo facendo sempre gli stessi gesti,
sempre nello stesso modo.
Credo che alle volte
sia importante provare
ad aprire una porta
muovendo la maniglia al contrario.

Alle volte
scordarsi delle consuetudini
è l’unico modo
per entrare
o uscire.


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mercoledì, 07 novembre 2007
MARKETING MEN

Sillogismo acrobatico ciclico.

A)    Gli uomini marketing leggono le ricerche.
Difficilmente, infatti, viaggiano sui mezzi pubblici
ascoltando di cosa parla la gente e come ne parla,
raramente fanno la spesa al supermercato badando
a come la gente sceglie un prodotto, normalmente
se viaggiano in treno leggono il giornale, parlano
al cellulare o lavorano sul portatile (spesso le tre
cose contemporaneamente).
Di conseguenza, è sulle ricerche che si basano
per capire le esigenze dei consumatori
e i loro comportamenti.

B)    Gli uomini marketing sono laureati.
La quasi totalità degli uomini marketing è laureata.
In marketing, in economia, in comunicazione e così via.
Spesso anche masterizzata
(questo suona come “la porta è allarmata”).

C)    I laureati non capiscono bene ciò che leggono.
Anche questo, purtroppo, lo afferma una ricerca.
Una di quelle serie, temo.
Che asserisce che solo il 7% dei laureati è in grado
di leggere un testo di una ventina di righe
e comprenderne totalmente il significato. 

A)    Gli uomini marketing leggono le ricerche.
Difficilmente, infatti, viaggiano sui mezzi pubblici
ascoltando di cosa parla la gente e come ne parla,
raramente fanno la spesa al supermercato badando

a come la gente sceglie un prodotto, normalmente
se viaggiano in treno leggono il giornale, parlano
al cellulare o lavorano sul portatile (spesso le tre
cose contemporaneamente).

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