venerdì, 29 giugno 2007
SABATO.
Mi sembra ieri
e invece è domani.
venerdì, 29 giugno 2007
VI DIRO’ UNA COSA.
(Vi parlerò di una questione).
Per farsi un’idea,
in un modo inusuale,
del modo in cui funzionano le cose
oggi come oggi,
provate a prendere un dvd,
piazzarlo nel lettore
e cominciare a guardarlo
dopo aver selezionato
come lingua l’italiano
e come sottotitoli l’italiano.
In molte scene,
parlato e sottotitolato
non coincidono.
Illuminante vero?
La coerenza latita.
Nei dvd così come
fuori dalla finestra.
martedì, 26 giugno 2007
E’ VIGILIA DI NOTTE.
(“TheBlower’s Daughter” di Rice all’inizio,
“My one and only love” nella versione di Sting a metà
e la “Ciaccona” di T. Vitali alla fine e oltre)
Cammino.
Ed è vigilia di notte.
Di quelle vigilie
che precedono una notte qualunque
arcuata a ponte tra due giorni qualsiasi.
Dopo la cena, prima del sonno.
E cammino.
In queste strade passeggiabili,
senza copertoni d’auto a calpestare i cubetti di porfido.
E ho voglia di gelato,
cioccolato freddo che copra le altre voglie che non ho.
E quelle che ho.
Così cammino.
Tra la poca altra gente che vocifera.
Passi dritti a tagliare la linea curva di mezzeria,
tracciata con invisibile segno,
giustapposta a metà tra negozi e negozi.
Ancora cammino.
Senza cono o coppetta.
Dopo aver disormeggiato dalla vetrina della libreria.
Dopo un sorso con gli occhi al vino del vinaio.
Ché ci sono momenti in cui c’è solo che camminare.
Quindi cammino.
E distante c’è lei.
Al centro, tra i negozi che passerò,
come io sono al centro, tra quelli che lei sfiorerà.
Laggiù c’è lei.
Che è lei come altre lei.
Come se ci fosse una lei.
Come se potessi pensare a una lei.
E senza fretta cammino.
E mi chiedo se lei ha cominciato a camminare
pensando a un gelato e poi
scoprendo che era solo sete di aria.
E valuto i nostri passi potenzialmente collidenti.
E senza sosta cammino.
E cammina anche lei.
Come se ci fosse un punto tra noi due,
un punto da raggiungere.
Sarebbe un punto in comune?
Come il pallone a centro vasca
al primo fischio di una partita di palla e acqua.
Un punto là, in mezzo,
al centro, un fulcro.
Un punto in cui fermarsi e dire.
Fermarsi e guardare.
Per scoprire che chi cammina
si ferma anche.
In questa vigilia di notte cammino.
E impercettibilmente le traiettorie mutano.
Le rotte non marcano la stessa deriva.
Almeno, senza dire ti dico,
incrocia il mio sguardo.
Almeno, senza mimare le dico,
guarda il mio sguardo.
Tanto per fare.
Senza dire.
Senza troppo pensare.
Se vuoi,
senza smettere di camminare.
Verso casa cammino.
Col suono di molte notti.
Note con la stanghetta a uncino,
il tozzo corpo appena staccato.
Certo che così sembrano punti interrogativi.
Ah…se a ogni domanda, di contrappunto,
rispondesse una nota,
se fosse un accordo,
magari anche minore!
Eppure cammino.
Che io questo faccio:
un passo dopo l’altro,
anche se piovesse,
anche se il mondo tremasse,
anche se il tempo si fermasse,
io cammino.
venerdì, 15 giugno 2007
E VENNE UN UOMO.
(colonna sonora: Soldier's Things del grande Tom Waits)
E venne un uomo.
E mi disse di aver conosciuto mio fratello.
E venne un uomo.
A confessare di aver ucciso mio fratello.
E che cosa dici a un uomo che,
con gli occhi nei tuoi,
con quegli occhi senza sole,
ti parla di tuo fratello
e di coltelli e di rabbia amara
e di una lama affondata in una vita
e di un grido affogato nel sangue?
Venne quell’uomo, da me, a parlare.
Un uomo con mani
callose e un viso rugoso.
Venne quell’uomo e mi disse
di partire.
Di non attendere il giorno,
ché il giorno non avrebbe atteso me.
Partii,
come aveva detto un uomo.
Senza sole negli occhi,
camminai su asfalto e terriccio,
su terra e pietra.
Senza contare i tramonti,
misi un piede avanti all’altro,
feci un passo dopo l’altro,
e poi uno ancora e di nuovo un altro.
Con una domanda davanti
e poche risposte alle spalle,
mi spostai come si sposta il vento.
Lasciai indietro
la casa dove nacque mio nonno,
la foto della barca ingombra di nasse,
la brocca di ceramica scheggiata
e il cadavere di un uomo.
Un uomo che venne
e mi parlò di mio fratello.
martedì, 12 giugno 2007
Erano mesi che trascuravo
il mio secondo blog.
Ma ultimamente la mia anima
ha sofferto d'insonnia.
Così al Subway è arrivata la penombra
e tante piccole luci hanno svelato segreti.
In una lunghissima notte,
un volto famoso è tornato uomo come altri.
E, come sempre, la birra ha riempito
boccali e ispirato pensieri.
http://subwaysoulbar.splinder.com/
mercoledì, 06 giugno 2007
FUCK YO.
Nel senso:
arriverà la vendetta.
Insomma,
già è un bel problema svegliarsi la mattina
e scovare un sorriso (finiscono sempre sotto il letto,
in fondo, dietro al cumulone di polvere).
Ma diventa davvero un disastro quando
ti svegli e la radiosveglia ti illude per un attimo,
per due battute, con quel familiare
“Take a look at my girlfriend,
she’s the only one I got…”,
e dopo due secondi lo stimolo
supera la resistenza della corteccia cerebrale,
tu riesci ad aprire mezzo occhio
e ad azionare un neurone o due.
D’improvviso ti viene in mente
che la voce, quella voce,
la voce che canta non somiglia neanche
a quella di Rick Davies.
E la batteria ha qualcosa che non va:
tipo il fatto che non è una battteria.
“Not much of a girlfriend…
never seem to get a lot…”
E allora s’insinua il dubbio:
“Vuoi vedere che…”.
Poi la speranza: “No, non può essere, dai!”
E’ lì che arriva la mazzata:
a quel punto parte la strofaccia rappettosa.
E il dubbio si sfalda nel dubbing.
Insomma, il solito inutile
pseudo-cantante, con la solita
canzone scippata e mandata
a loop nella solita radio privata
che di musica capisce niente.
Ma, come dicevo,
la vendetta arriverà.
Arriverà quando l’ultimo degli hiphoppari del cavolo
avrà terminato le canzoni a disposizione,
rifacendo anche la sigla dei puffi
o “quel mazzolin di fiori”,
deprendandone il ritornello,
piazzando una stiticissima batteria elettronica
da bontempi anni ‘70 al posto di cassarullantecharleston
e infarcendo lo spazio in cui dovrebbe
esserci la strofa
coi suoi pallosissimi gorgheggi parlucchiati
che potrebbero recitare la lista della spesa
(e probabilmente lo fanno)
e nessuno noterebbe la differenza
e puntellando tali inutilità
con una distesa di “yo”
(teoria da parentesi: il gesto classico da rap/hip hop,
quella mano che accompagna il ritmo,
aperta, in movimento alto/basso e ritorno,
non è forse ciò che si fa quando giocando con lo yo-yo?
E’ questa l’origine dello YO?
Da domani, su questo sito, nella sezione e-commerce,
troverete lo Yo-Yo-Bro).
Quel giorno, un gruppetto di sovversivi
metterà in atto la vendetta:
selezionerà i pezzi più conosciuti e acclamati dei vari
Piff Puff J Cent Din Don e hiphopnaming vari.
E li rifarà.
Base: organetto farfisa.
Ritmica: triangolo.
Fiati: kazoo.
Chitarra: scordata.
Remix: mazurka senza pietà.
sabato, 02 giugno 2007
CERVELLI DA ZANZARA.
Stavo pensando al fatto che
le zanzare, questi piccoli insetti parassiti,
almeno in un’occasione dimostrano
di essere ben più intelligenti
di quel grande mammifero che è l’uomo
(e anche la donna).
Mi spiego:
stavo guardando la tv
(è sabato sera e io sto guardando la tv:
già questo basterebbe a dimostrare
l’assunto che apre questo post!)
e mi trovo ad assistere a uno spot
che pubblicizza un prodotto anti-zanzare.
Questo prodotto è uno spray che,
spruzzato non sulla zanzara,
bensì sul prato, intorno al tavolo,
intorno al telaio della finestra
o comunque laddove
ci accingiamo a passare del tempo,
con ogni probabilità (e lo spot
suggerisce proprio questo)
cibandoci in compagnia dei nostri cari
o in convivio con amici e simpatizzanti,
beh, dicevo,
questo prodotto tiene lontane le zanzare.
C’è di che essere felici, no?
Oppure c’è da chiedersi:
perché le zanzare stanno lontane?
Forse perché il prodotto
può far loro male.
Così come ogni altro prodotto anti-zanzara
(piastrine da mettere in fornelletti elettrici,
spirali da far fumigare abbastanza
vicine a noi da esserne a nostra volta affumicati,
spray di vario genere).
Ora,
so che sono un primitivo,
ma preferisco una puntura di zanzara
(sì: anche dieci!)
piuttosto che dormire con
una di quelle piastrine che liberano
nella stanza sostanze che
innocue non possono certo essere.
Tornando al discorso iniziale:
le zanzare stanno alla larga
dalla zona irrorata e sprayata
col prodotto che ho appena visto
promuovere in tv.
Perché?
Perché fa male.
Che altro perché
(e vi prego, quando uso la parola “perché”,
non sentitevi in obbligo di darmi
risposte spirituali, ché sono una persona banale
e terrena) volete che ci sia.?
Riassumendo:
la famigliola felice, insieme ai vicini di casa
e ad amici giunti per l’occasione,
spruzza beatamente il tal prodotto
su tutto il perimetro del giardino.
Tutti quanti si siedono poi al tavolo per gustarsi
una bella cena all’aperto
senza l’assillo delle zanzare.
Incuranti di ciò che stanno respirando.
Due zanzare, al limitare
della nube tossica,
guardano e commentano.
Zanza: “Poveracci, ma non ne sentono l’odore?
Forse dovremmo avvisarli!”.
Zara: “Già, ma come? Ci vorrebbe uno spot…”.