lunedì, 11 dicembre 2006
IL CODICE ETICO DEI PIRATI.

Il Codice Etico dei Pirati (Code of the Brethren States)
fu redatto intorno al 1700 dalla Fratellanza della Costa,
una sorta di associazione piratesca,
cui pare appartenessero anche nomi leggendari della risma
di Henry Morgan e Black Bart Roberts.

Il Codice (con alcune varianti da nave a nave)
riportava una serie di regole che ogni pirata
doveva leggere e accettare prima di imbarcarsi.
Quasi tutte le regole definivano le modalità di spartizione
dei bottini e di interazione tra i marinai della stessa nave.

Si vocifera anche di regole d’ingaggio,
di suggerimenti di stile nei duelli e di alcune postille
sul rispetto nei confronti delle donne presenti sulle navi saccheggiate.
Ma gli studi condotti hanno portato alla conclusione
che queste sono dicerie da attribuirsi a romanzieri del XIX secolo.

Perché vi sto parlando di questo?
Semplice: perché mi sono lasciato prendere la mano (me l’ha suggerito
 il pappagallo con la benda sull’occhio che si è appollaiato
sulla mia spalla appena ho scritto il titolo di questo post).

In realtà, vorrei parlarvi di un’altra pirateria, molto più attuale
(nonostante i pirati, come li conosciamo,
con barche che abbordano altre barche per derubarle,
esistano tuttora, anche se usano imbarcazioni meno affascinanti,
non cantano canzoni su botti di rum e non sventolano più
il Jolly Roger, la famigerata e famosissima bandiera nera dei pirati):
i pirati informatici.

Ci ho pensato e sono giunto alla conclusione
che i pirati informatici,
in particolare gli scaricatori illegali di mp3,
stanno facendo un gran bene alla musica.
Perché lo affermo?
Semplice:
1)    me l’ha suggerito il pappagallo pixelato con benda pixelata.
2)    imbarcatevi nel mio ragionamento e ve lo spiego.

La musica, a mio parere, ha subìto una degenerazione qualitativa.
Le ragioni (secondo un giudizio puramente personale)
sono da ricercarsi nei seguenti punti:

1) lo straripante ruolo giocato dalle emittenti televisive, MTV in testa.
Prima c’erano le belle canzoni, ora ci sono i bei video.
Una grande differenza, se capite quello che intendo.

2) il livello delle emittenti radiofoniche.
Radio Deejay, per esempio, farà anche dei bei programmi,
ma sfoggia un palinsesto musicale che segue solo le leggi del mercato
e della superficialità più ottusa e beota.
E’, ritengo, colpevole del successo dei più biechi tormentoni musicali
diffusi nel nostro Paese.

3) più allarghi il parco degli utenti e più ogni cosa
(che si tratti di un servizio, un prodotto, un quelchevuoi)
scende di livello.
Da qui si potrebbe coniare un postulato che recitasse:
“il gusto di pochi è migliore del gusto di molti”.

4) l’ultima causa si nasconde, probabilmente, nel fatto che
oggi è più facile fare musica, a tutti i livelli,
anche per chi non è tecnicamente capace.
Fino a non molti anni fa, tanto per fare un esempio,
o sapevi suonare uno strumento oppure ciccia:
che tu volessi incantare la biondina del momento (non vi siete mai
chiesti il perché dell’altissimo numero di “musicisti”
tra quelli della mia generazione?), dedicarti a un concerto del liceo,
suonare in un locale o incidere un disco,
non c’era altro modo che imparare a suonare. E farlo bene.
Oggi, ti compri un programma e lo piazzi nel computer.
Oggi, quelli che una volta, alle feste, mettevano i dischi
(e in genere erano i più sfigati e non trombavano mai)
dicono che “suonano”.
In realtà, continuano semplicemente a mettere i dischi,
solo che si piazzano mezza cuffia sulle orecchie
e mezza pendente sulla spalla
e trombano più di chi ha imparato nota per nota
tutto l’ultimo cd di Steve Vai o Herbie Hancock.

In sintesi: capacità, talento, disciplina, competenza
non sono più ingredienti necessari.
Basta un hard disk capiente.
Ci sono software che simulano tutto. Voce compresa.
Ti affidi al software, giochi di mix e ti becchi la biondina o,
con qualche aiuto marketing, diventi una star.

E qui torniamo al punto iniziale del discorso.
Che benefici può portare la pirateria?
Semplice: spade sguainate, navi abbordate e rum a fiumi.
Ops…di nuovo il pappagallo con Jolly Roger tatuato sulle piume.
Rifaccio: semplice: c’è un solo luogo dove non puoi affidarti altro
che alla tua bravura.
Dal vivo.

E allora: puoi scaricare di tutto in mp3,
ma non potrai mai scaricare un concerto dal vivo
con tutte le emozioni che provi quando sei là, davanti al palco,
e qualcuno s’inventa meraviglie e le cava fuori da una chitarra,
da un piano o da un microfono.

Qualche giorno fa, mentre mi rigirava in testa questo pensiero,
ne ho trovato la conferma sotto il naso.
I dati delle vendite.
I cd vendono meno, i concerti vendono di più.
Evviva!
Chi vale va avanti, gli altri suonano gratis!

Un'unica raccomandazione:
quando trovo che un cd sia qualitativamente elevato, lo compro.
Punto e basta.
Perché chi l’ha fatto se lo merita.
Si merita i miei soldi.
Si merita di vivere facendo musica.
I cd che meritano comprateli. Premiateli.
Il talento vale sempre ogni centesimo che gli attribuite.

Per il resto, la regola è fatta, i pirati hanno deciso.
Cari signori, chi ha le palle salga sul palco.
Gli altri, giù dalla nave!
postato da: capitansqualo alle ore 15:41 | Permalink | commenti (8)
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