lunedì, 30 ottobre 2006
Al Subway,
due amici parlano di donne.
Davanti ai bicchieri,
distillano opinioni che
sembrano inconciliabili.
Ma, alla fine, due amici
sono parti dello stesso pensiero.
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mercoledì, 25 ottobre 2006
PSICOLOGIA 3.0
La solita porta.
L’immancabile targa ottonata.
“Dott. Prof. Ederico Lugamargli. Psicologo.”
Questa volta, non busso:
entro a sorpresa spalancando la porta.
“Dottore, buongiorno!”
L’ufficio è vuoto. Resto stupito.
Poi, intuisco.
Ma non faccio in tempo a girarmi:
Lugamargli mi sta già tempestando
la schiena con abili colpi di nocca.
“Ha visto: se la porta non è chiusa come dovrebbe,
uno bussa sulla prima superficie che trova!
Su! Si apra: cos’ha sognato questa volta?”
“Api. Ma non sono qui per questo.”
“Già, api!”
“Eddai! <Già> cosa? Non può dirmi che sapeva
che prima o poi avrei avuto un incubo sulle api!”
“Era solo questione di tempo.
Scommetto che le api ce l’avevano con lei.”
“Beh, in effetti…”
“Giganti.”
“Esatto!”
“Magari volevano pungerla…”
“Sì. E’ così! Cosa vuol dire?”
“E che ne so?”
“Beh, lei è il dottore e…”
“E’ suo questo vasetto di miele?”
“No.”
“Certo che è suo. Ma il suo Iper-Io non vuole accettarlo!”
“Iper-Io? Non era il Super-Io?”
“Roba passata. Cose del tempo della Psicologia.
Ora si lavora con la Psicologia versione 3.0.
Pensi che siamo quasi al Giga-Io.”
“Comunque, io ero venuto per altro…”
“Lo vede? Quando si parla del problema, lei scantona.”
“Quale problema?”
“Ecco…ha visto?
Scantona. Come per il vasetto. Lei rifiuta il vasetto.”
“Che vasetto?”
“Ha visto…di nuovo!”
“Cosa di nuovo?”
"Ripeta..."
"Cosa devo ripetere?"
"Ah, mi pareva!
La smette di imitare la tonalità della mia voce?"
"Io non imito... ehm...proprio niente!"
"Già! Qui, al posto di progredire, facciamo grandi passi indietro!
Lei fugge, caro mio!”
"Hey, adesso è lei che imita me!"
"Non cambi discorso."
Lugamargli si volta e si dirige verso la sua scrivania.
E’ la mia occasione!
Ora gli busserò io sulla schiena.
Alzo la mano e, quando sto per dargli il primo colpo,
la porta, dietro di me, si chiude con uno schianto.
Mi volto di scatto.
E, in una frazione di secondo, capisco.
Ma, naturalmente, non faccio in tempo a girarmi.
Lugamargli mi sta bussando di nuovo tra le scapole.
“Mr. Fuco, sono qui!”
“Si diverte, vero?”
“Io lavoro. Un lavoro appassionante, ma non direi che mi diverto.”
“Il suo lavoro comprende bussarmi sulla schiena?”
“A volte. Serve a risolvere il suo problema con le porte!”*
“Io non ho nessun… ok, lasci stare. Che faccio con le api?”
“Smetta di sognarle.
Oltre tutto, in questo periodo, sono in letargo.
Nel caso si concentri su incubi di stagione.
Zucche assassine, ponti invernali e il prossimo film dei Vanzina.”
“Veramente, preferirei smetterla con gli incubi.”
“Cominci col dirottarli.
Quando sarà padrone dei suoi incubi sarà anche padrone dei suoi sogni.”
“Questa è una bella frase. Profonda. Sua?”
“Credo di averla letta in un testo di psicologia comparata.
O forse l’ho sentita nell’ultima puntata di Capitan Harlock.”
“Ah… Un pirata tutto nero che per casa ha solo il ciel!”
“Sì, e ha cambiato in astronave il suo velier!”
“Che ricordi...”
“Ecco: si ricordi i 300 euro alla mia segretaria.
Ci vediamo la prossima volta.
Se non vuole bussare, usi il campanello!”
“Ma non c’è nessun campanello!”
“Al solito: lei nega. Ma guarirà, vedrà: ce la faremo!
Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà,
vola all'arrembaggio però un cuore grande ha!”
“Capitan Harlock…tu tum!
Capitan Harlock…tu tum!”
*vedi PSICOLOGIA 1 – Febbraio 2006
giovedì, 19 ottobre 2006
NOTE DI PIOGGIA SU DI ME.
E’ che alle volte le giornate nascono così:
strizzate, pungenti, stritolanti
e odorose di varechina.
Il cielo cola sugli occhi
e sembra che qualcuno abbia liberato
un esercito di spiriti rabbiosi
e che quelli si siano impossessati del mondo.
O, perlomeno, dei tuoi clienti,
delle auto intorno alla tua moto,
della calca di gente al bar.
A ogni passo,
inciampi in intralci.
Passi la mattina rincorrendo
soluzioni che non ci sono.
E ti sembra che milioni di minuti
dannatamente impiegati a spingere
un grosso masso su una strada in salita
si intreccino alla fine
nel rapido e ripido epilogo
del masso che rotola lungo la discesa.
E di te, seduto sotto la pioggia,
a imprecare.
Poi.
Qualcuno ti corregge un file,
qualcuno in silenzio ti mette
un caffè vicino alla mano,
qualcuno ti dice che ce l’hai fatta
mille volte e ce la farai anche stavolta.
Allora chiudi gli occhi per un attimo,
sorseggi il caffè,
ti avvolgi nei primi fiati
del tuo cd preferito di Miles Davis.
Gli spiriti rabbiosi si stufano
e il mondo diventa più commestibile.
Non resta che aspettare la sera
e diluire le tensioni
in un bagno caldo,
con luci di candele ballerine.
E, magari,
un buon bicchiere di rosso.
mercoledì, 04 ottobre 2006
Oggi, al Subway,
tra i boccali di birra,
ci sono equivoci,
risate e un inatteso ospite.
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