mercoledì, 26 luglio 2006
IL GUSTO DELLA PAZIENZA.

Mangio lentamente.
Mi lascio invadere dal sapore e dall'aroma del cibo.
Annuso il profumo di vino  e mi lascio
inebriare dalle storie di ogni sorso di rosso.
E’ sempre una scoperta sconvolgente il fatto che,
se regali pazienza alle cose,
queste ricambiano con doni di intensità inaspettata.
La fretta ruba l’anima a ogni cosa.
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giovedì, 20 luglio 2006
APPENA SUSSURRATO

Parole. Di quanti tipi e di quante forme ce ne sono.
E come cambiano le stesse parole
quando la voce che le dice è diversa. O il giorno.
Una parola detta con il sole negli occhi
non è la stessa che risuona sotto la pioggia.

Parole.
Dette, scritte, pensate, improvvisate,
sprecate, cercate, perse, dimenticate, imparate,
scoperte, vive e morte.

Parole.
Parole che hanno atteso tutta la vita
prima di poter nascere e vivere.
Parole che escono libere.
Parole prigioniere che mai perdono la speranza.
Parole urlate. Parole confidate. Parole sussurrate.

Già, parole sussurrate.
Sono parole che galleggiano nell’aria senza peso e senza inerzia.
Come astronauti che escono dal portello di uno shuttle
e si muovono senza movimento nel nero dello spazio.
Come pesci trasportati dalla corrente, che diresti si lascino portare
e non abbiano nessuna influenza sulla direzione del loro vagare.
E, invece, quei pesci hanno imparato la corrente,
hanno il segreto del movimento senza movimento.
E vanno dove vogliono loro.

Come le parole sussurrate.
Pensa: sussurrare.
Sussurrare.
Come i baci è una cosa sottovalutata, deprezzata, svalutata.
Sempre meno si sussurra.
Come se, per farsi sentire, al di sopra dei suoni e dei volumi,
un sussurro ormai fosse un oggetto inutilizzabile.
Come un vaso da notte o quei vecchi macinacaffè
che sembravano dei piccoli grammofoni in miniatura.
Eppure è qualcosa di così prezioso.

Sussurrare è sapere che un paio di orecchie
sono attente a cogliere il suono della tua voce sussurrata.

Un sussurro è come un profumo intimamente
raccolto tra due corpi abbracciati.
Si perde nella lontananza
ma trova vie inebrianti per avvolgere i sensi quando si è vicini.
E’ per questo che si sussurra da vicini.
Si sussurra a occhi chiusi.
Oppure, per quanto possa sembrare strano,
si sussurra guardandosi negli occhi.
Come se lo sguardo trasmettesse tutto il senso
che il basso volume delle parole potrebbe far perdere.
Oppure lo si fa per proteggere quelle parole da tutto il resto,
dal fragore dei movimenti, dal caos del mondo, dal rumore invadente.
Ci si guarda negli occhi e il resto del mondo scompare.
Tutto ma non il sussurro.

Sussurrare è un suono lieve
che porta parole importanti
fino al centro dell’anima.

postato da: capitansqualo alle ore 16:34 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 20 luglio 2006
CENTIMETRO DI GIUDIZIO

Purtroppo ho una mente piccola.
Per capire il significato delle grandi cose
devo prima osservarle nei loro
elementi più piccoli.

Per conoscere un parco
devo prima avvicinarmi a un albero.
Per amare una città
devo prima apprezzare una piazza.

Il mio non è un metro di giudizio.
Tutt’al più è un centimetro.
postato da: capitansqualo alle ore 14:55 | Permalink | commenti
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venerdì, 14 luglio 2006
SONO

Sono la pausa tra il fulmine e il tuono, sono un segno di matita sul foglio, sono la freccia che manca il bersaglio, sono un filo rotto di ragnatela, sono la luce nascosta dall’ombra, sono un suono in lontananza, sono il secondo prima della mezzanotte, sono la planata di un gabbiano, sono il boato che precede il terremoto, sono l’esitazione nelle ali di una libellula, sono una pagina di libro con un’orecchia in un angolo, sono la virgola dopo il soggetto, sono il primo centimetro di terra oltre l’orizzonte, sono un giro della pala del mulino, sono la schiuma di un’onda infranta, sono il silenzio tra una folata e l’altra, sono un boomerang che non ritorna, sono l’ultimo belato dell’agnello, sono il ghiaccio sotto la neve, sono il polo magnetico del mio vagare, sono l’ellissi e l’ossimoro, sono il diario di un viaggio non fatto, sono il punto di non ritorno, sono marte e vulcano, sono un abbaglio nella notte, sono un torto fatto e un torto subito, sono un larice nel pineto, sono la salsedine portata dal vento, sono sempre meno quel che ero e sempre più quel che sono, sono un uragano senza occhio, sono un proverbio dimenticato, sono uno iato alla prima persona singolare, sono una leggenda che nessuno racconta, sono l’albicocca restata nel frutteto, sono l’ultima virata del nuotatore, sono il la e il si bemolle, sono un personaggio in cerca di autore, sono gocce rare e inaspettate, sono parole.
Sono molte cose e alcune mai sarò.
postato da: capitansqualo alle ore 10:57 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 11 luglio 2006
I VERI EROI

Fu una sera di un paio d’anni fa.
Lo ricordo molto bene.
Quell’attimo.
Quello in cui ho capito chi sono i veri eroi.

Come altre volte, stavo riportando
qualche dvd al Blockbuster vicino a casa.
Faceva caldo. Così tanto che
l’asfalto era morbido come moquette.
E, nell’umidità, anche i suoni sembravano ovattati.

Girato l’angolo, l’ho visto.
E ve lo confesso: in un primo momento,
mica l’ho capito.
Anzi, ho davvero confuso.

Governava a fatica,
ciondolando ora da una parte ora dall’altra,
un vecchissimo Ciao, con le gomme lise,
di quel colore cielo stanco
che solo il Ciao aveva.
Dietro la sella, portava uno di quegli scatolotti
col nome di una pizzeria con servizio a domicilio.
Aveva delle ciabatte ai piedi.
Verdi.
Un paio di calzoncini blu,
di quelli che mi fanno tornare in mente
i campionati di calcio del ’78.
Una canottiera gialla.
Scelta, quasi sicuramente,
in una grande cesta, in un centro commerciale,
un sabato pomeriggio qualsiasi.
E il cappellino.
Uno di quelli che portavano i benzinai
qualche lustro fa: un marchio noto sulla fronte,
un elastico che stringe la testa,
una visiera di plastica dritta e rigida
leggermente rivolta verso l’alto,
come fosse la pista di lancio
dei pensieri.

E, sotto quella visiera,
una faccia percossa dal sole,
una raggiera di rughe a raccontare
tutti gli anni di una vita non facile,
due occhi acquosi.
L’espressione che un inatteso,
brevissimo, refolo di vento
ha trasformato da stanca e grintosa
a grata e pacata.

Un gruppetto di ragazzini
poco distante
ha riso, additandolo.
Forse colpiti dal guazzabuglio
di colori e stranezze.
Io ho sorriso.
E poi, in un attimo di illuminazione,
ho capito.

Un eroe.
Un eroe vero.
Uno con tante palle da rispondere
a qualche colpo meschino della vita
saltando in sella a un motorino instabile
per andare a consegnare pizze
per pochi euro a sera.

Uno che magari, con quei pochi euro,
ci mantiene una moglie.
E che, ogni sera, cena con mezza pizza.
Uno che, al posto di bestemmiare,
raccoglie un piccolo refolo d’aria
e lo trasforma in un sorriso.
Mentre gruppetti di ragazzini
ridono al suo passaggio.
Non capendo quanta dignità c’è
in una persona così.

I veri eroi non sventolano
su bandiere e gagliardetti.
Non sono ritratti su bancanote
e dipinti.
 
Li incontriamo ogni giorno
per strada. Li abbiamo a fianco
sul bus. Parliamo con loro.
Sono quelli che cadono e si rialzano.
Sono quelli che pescano in sé
una forza mai vista e
risalgono i fiumi controcorrente.
Sono quelli che fanno qualcosa
che non avrebbero mai
pensato di fare.
S’inventano un nuovo corso
e non si vogliono più fermare.
In cambio di refoli d’aria
in cui scovare sorrisi inaspettati.
postato da: capitansqualo alle ore 18:26 | Permalink | commenti (2)
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