sabato, 27 maggio 2006
CURVATURA DEL TEMPO

C'è un istante,

nascosto dopo una curva della tangenziale,
un istante notturno,
nel mio ritorno verso Monza,
che raccoglie tutti i pensieri del giorno.

Si tratta di trenta metri. Diversi da tutti gli altri.
Perché in quei trenta metri un intenso profumo di alberi
si intromette nel casco e,
come una resina che richiama i sensi e li appiccica a sé,
mi ferma nel tempo.

E' una sensazione straordinaria.
Tanto che vien voglia di fermare la moto
e dormire sotto quegli alberi.
Così, a volte, la vita ci insegna la strada.
Con un profumo.
Quando meno te l'aspetti.
Quasi sempre prima o dopo una curva.
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venerdì, 19 maggio 2006
IL PUNTO ROTTO.

Inizialmente il titolo doveva essere:
illimite di rottura.

Scrivevo “illimite”
e quel cretino del correttore di word lo trasformava,
con un accenno di lampuzzo verdastro,
in “il limite”.

Come se anche lui volesse ricordare
che i limiti ci sono e ci sono per tutti.
Qualcuno ne ha meno e altri ne hanno di più.
Per qualcuno sono distanti e
per qualcun altro sono a un passo in ogni direzione.

Io, però, ho una sensazione.
Cioè che quanti più ostacoli ti mettono davanti
tanto più bravo diventerai a superarli.
Dopo un po’, quelli minori
non ti sembreranno neanche ostacoli.
E quelli più grandi li crederai semplici intoppi.
Valicabili. Sempre e comunque.

Fino a quel punto.
Il punto di rottura.

Non si tratta di un attimo nel tempo
né di una posizione geografica
né di un’incrinatura emotiva
e neppure di un respiro a vuoto.

E’ uno Stop sbattuto sulla faccia.

Il punto di rottura non ti avverte del suo arrivo.
Non ha una sigla, non emette rumori,
non viene preceduto da squilli di tromba.
Arriva e basta.

E non è mai un masso
che ti piomba sulla testa,
ma sempre una gocciolina
di rugiada in mezzo a un mare di problemi.

Ti si slaccia una scarpa
e scopri di non avere un granello di forza per allacciarla.
Non trovi lo yogurt al malto al supermercato
e finisci in lacrime nella corsia dei latticini.
Cerchi invano parcheggio per l’auto
e a un certo punto (quello di rottura, ovviamente)
scendi, la lasci aperta in mezzo alla piazza
e te ne vai a piedi in una direzione qualsiasi.

La cosa buona è che, alle volte,
anche i punti di rottura
arrivano al loro punto di rottura.
E si rompono.
Da allora, non sono più gli stessi.

Il mio, per esempio,
è diventato un punto e virgola.
Se il punto si rompe, scivola sulla virgola,
fa un doppio carpiato e torna al suo posto.
Eccolo:

;

Così, oggi, ho deciso di guardarlo di traverso.
Lui mi strizza la virgola
e ogni cosa sembra più facile.
postato da: capitansqualo alle ore 17:41 | Permalink | commenti (4)
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